Non potevo non parlare di questa canzone che è stata un pò crocevia della sua carriera. Infatti fu la prima canzone, cantata da Mina al festival di Sanremo, che lo rese famoso in tutta Italia e lo convinse a continuare nella sua carriera di cantautore.
Questa canzone è stata ispirata da un fatto di cronaca vero a cui De Andrè prestava sempre molta attenzione.
Marinella era una prostituta, il cui corpo era stato trovato massacrato sul greto di un torrente. Sembra storia di oggi, ma è purtroppo storia di sempre. Una tragedia anonima, una storia da dieci righe in un giornale di provincia. Cambiando la prospettiva, invece, diventa un dramma intenso, oltre la storia, a tracciare il percorso della radicata vicinanza tra amore e morte.
Fabrizio parlava così di questa canzone:
« “La Canzone di Marinella” non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro, e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha buttata nel fiume. E non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte. »
Ritorna ancora una volta il binomio amore/morte caro a De Andrè, di cui ho parlato in un articolo precedente sull’amore, in questo caso però è legato ad un altro suo tema molto importante che è quello delle minoranze.
A differenza delle altre canzoni, però, questa è pervasa da una sorta di leggerezza usata, secondo me, come dice Faber per cercare “… di cambiarle la morte.”

1 commento
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17 aprile 2009 a 8:18 PM
sakura
anche in questi temi delicati come la prostituzione il grandissimo poeta è riuscito a far trasparire la sua voglia di migliorare la società,di affrontare i problemi che la soffocano e tu sei stato capace di esporlo al meglio…