Penso a cosa potrebbe dire un qualsiasi abitante italiano, che non sia caposelese o di qualche paese vicino, ascoltando una canzone del mio compaesano Tonuccio, e mi dico, ridendo, che è una cosa impossibile che questa musica e soprattutto le parole siano esportabili.
De Andrè invece è riuscito anche in questo, è riuscito a parlare e a far commuovere anche con il suo dialetto tutta Italia. Una scommessa vinta, che aveva suscitato molti dubbi all’inizio.
Creuza De Mä”, pubblicato nel 1984, è diventato uno dei dischi più importanti del decennio, e il suo impatto e la sua grandezza non sono ancora stati recepiti appieno, secondo me, dalla scena musicale italiana e internazionale. Questo cantato interamente in dialetto genovese, nasce da un progetto di collaborazione artistica con Mauro Pagani, compositore, arrangiatore, che De André aveva già avuto modo di conoscere nelle file della Pfm.
La decisione di scrivere i testi nella lingua madre di De André, il genovese, viene molto tardi nell’ ideazione del disco, poco prima delle incisioni definitive. Fino a quel momento, infatti, il progetto prevedeva testi scritti in una lingua inventata o, come disse il Faber, un “arabo maccheronico”. La scelta risponde innanzitutto a considerazioni di linguistica pura: il genovese è una lingua più adatta dell’italiano alla poesia in musica, perché molto ricca di parole tronche (e io immagino che non sia stato un caso che un genio della poesia sia nato proprio a Genova). Il dialetto conserva la propria caratterizzazione popolare , il che lo rende la lingua più adatta per parlare della vita del “popolo minuto” tanto cara a De André. Il genovese di “Creuza De Mä” è una lingua popolare universale, e in particolare la lingua del viaggio e della povertà, di quel linguaggio dell’emarginazione e della rivolta che De André ricercava fin dagli inizi della sua carriera.
Allo stesso modo la Genova di “Creuza De Mä” si carica di molteplici valenze simboliche, e pur mantenendo la propria peculiarità geografica e culturale , diventa un fulcro semantico ricchissimo per tutti: Genova è ogni luogo, ogni casa e ogni meta. Le storie particolari che vi si svolgono assumono valenza universale: le prostitute di “A Dumenega” passeggiano per le vie di ogni città, e dietro ogni angolo di ogni paese c’è una “pittima”.
E come al solito dopo le chiacchiere le cose importanti, la musica:
JAMIN-A
A DUMENEGA

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